In una contemporaneità sempre più liquida ed instabile, è controproduttivo vedere le nostre imprese come delle macchine costruite su processi lineari, i cui scopi sono riducibili alla competitività o al mero profitto. Se non iniziamo a considerare le imprese come sistemi, il fenomeno straordinario della Great Resignation potrebbe prendere proporzioni sempre più grandi.

Le attuali crisi stanno mettendo a dura prova i contesti sociali, politici, economici, tecnologici ed ambientali, per una serie di impatti a medio-lungo termine ancora difficili da definire. 

Cosa possono fare concretamente imprenditori e manager, se non iniziare a considerare le proprie imprese come sistemi viventi aperti, pronti ad abbracciare il cambiamento? Il loro stesso futuro dipende dalla capacità di adattarsi ad esso e cavalcarlo.

Attraverso i prossimi concetti vogliamo fornire un modo diverso di intendere l’azienda, per una migliore cultura interna, realmente fondata sui propri valori di appartenenza, indispensabile per iniziare un eventuale riassetto del modello organizzativo. Il successo di prodotti e servizi saranno una naturale conseguenza.

“Seguendo i valori spirituali, i beni materiali sorgeranno da sé”. Adriano Olivetti

Cambiamo paradigma aziendale: dalla macchina al sistema

Come per qualsiasi problema, il primo passo utile ad affrontarlo è riconoscerlo. Allo stesso modo, tutto il capitale umano di un’azienda deve riuscire a condividere l’idea di essere parte di un sistema sociale complesso, un sistema vivente che genera impatti oltre i propri confini.

Benché questo concetto fosse noto in letteratura sin dall’inizio del 20esimo secolo, oggi rimane ancora radicata la metafora dell’azienda come macchina. Una struttura rigida, a silos, i cui responsabili pensano di risolverne i problemi “tirando leve” o “premendo bottoni”, provocando cambiamenti per i quali non c’è una visione conscia circa gli impatti futuri; perché l’attenzione è sul breve termine: la campagna di lancio prodotto, il fatturato di fine anno, etc.

Tuttavia, la velocità e la complessità del contesto economico globale ci dimostra quanto sia necessario un cambio di paradigma culturale: una visione del mondo incentrata sui sistemi, sulla consapevolezza dell’interrelazione tra persone, processi e decisioni, effetti ed impatti, per progettare le nostre azioni di conseguenza.

Nell’ambito di un contesto aziendale questa progettazione consapevole rientra nelle metodologie proprie del Business Design e dell’Organizational Design.

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La cultura del pensiero sistemico ha radici profonde e diverse, ma tutte convergono attorno a 3 concetti fondamentali.

1 – Vedendo le nostre aziende come sistemi complessi in continua evoluzione, qualsiasi soluzione statica ad un problema rischia di generare altri problemi in altri contesti interni e/o esterni.

Con soluzione statica intendiamo qualsiasi azione esercitata senza considerarne gli effetti sull’azienda tutta, nel presente e nel medio-lungo termine. È imperativo chiedersi: “quali potrebbero essere le conseguenze immediate e future di questa mia azione all’interno del mio team, negli altri uffici e al di fuori dell’azienda? 

2 – Anche se l’approccio sistemico richiede una comprensione generale di come le componenti di un sistema si uniscono nel loro complesso, è fondamentale capire anche la natura intima delle singole componenti.

Questo perché un qualsiasi cambiamento all’interno o all’esterno del sistema – compresi gli altri sistemi a cui è collegato – può produrre profondi effetti a catena.

3 – Imprenditori, manager e operativi devono trovare il coraggio di sperimentare nel proprio ambito, sostenere il costo di questo tipo di esercizio, ed abbracciare gli errori che inevitabilmente si commetteranno durante la sperimentazione. 

Questo tipo di approccio prende anche il nome di “trial and error”, “prova e sbaglia”; spaventa la maggior parte di noi perché comporta sacrificio di tempo e denaro. Tra i vantaggi annovereremo il progresso tecnico e il miglioramento dell’efficienza, come risultato della familiarità con la tecnica acquisita nel corso del tempo. Su questo si basa il “learning by doing”, “imparare facendo”.

Questi assunti riconoscono l’importanza del considerare gli individui al centro dei processi decisionali. Il pensiero sistemico non è materia esclusiva per amministratori delegati, manager, ingegneri, imprenditori etc. 

Ogni membro di un sistema aziendale – inclusi i fornitori – dovrebbe avere un’idea chiara e condivisa circa il funzionamento del sistema nel quale opera, così da applicare la propria creatività e le proprie skills per migliorarlo ed innovarlo a sua volta.

Un concetto che vale non solo per le start-up o le imprese già consolidate, ma anche per gli enti governativi, le associazioni e qualsiasi gruppo di persone che mettono insieme le loro risorse per raggiungere un determinato obiettivo. 

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